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venerdì 7 giugno 2013

Le olimpiadi del 1936

Visto che molti hanno deciso di portare questo argomento agli esami vi riporto qualche curiosità.

Quella di Berlino fu una delle edizioni più controverse della storia dei Giochi Moderni. Da un punto di vista organizzativo, sportivo e commerciale, infatti, le Olimpiadi del 1936 rappresentarono uno dei massimi vertici mai raggiunti dalla manifestazione, con infrastrutture moderne e costose, un’enorme partecipazione popolare (grazie anche alla televisione, che fece il suo esordio olimpico) e all’elevato livello agonistico delle gare. Ma, purtroppo, non si può dimenticare come i Giochi di Berlino furono trasformati da Joseph Goebbels in un formidabile strumento di propaganda per il regime di Adolf Hitler.
Assegnate alla capitale tedesca quando ancora il Fuhrer non era al potere, le Olimpiadi conobbero le prevedibili diserzioni di Spagna e Unione Sovietica. Presenti invece gli Stati Uniti, nonostante le molte riserve, che tuttavia dovettero lasciare il primato nel medagliere dopo quasi 30 anni di dominio: la preparatissima squadra tedesca, infatti, conquistò ben 89 medaglie (con 33 ori), contro le 56 (e 24 ori) degli americani, mancando il podio solo in tre sport: calcio, polo e basket (al suo esordio olimpico). Ma gli statunitensi regalarono ai Giochi il loro personaggio-copertina: l’afroamericano Jesse Owens che si aggiudicò 4 medaglie d’oro nei 100m, 200m, 4x100m e salto in lungo, un’impresa bissata solo da Carl Lewis 48 anni più tardi. La tradizione vuole che Hitler, furibondo per il trionfo di un atleta di colore, si sia rifiutato di salutare Owens, ma lo stesso velocista ha sempre negato l’episodio.
La squadra azzurra non riuscì a ripetere l’exploit di Los Angeles, chiudendo comunque al quarto posto nel medagliere generale, con 22 medaglie complessive, di cui 8 d’oro. Come sempre, gli italiani fecero la parte del leone nella scherma, conquistando 4 ori su 7 e 9 medaglie sulle 21 totali. L’Italia vinse anche il torneo di calcio, confermandosi la migliore squadra al mondo (vinse i Mondiali del ’34 e del ’38). Ma l’oro più importante arrivò da Ondina Valla negli 80m ostacoli: era il primo di una donna azzurra alle Olimpiadi. I Giochi del 1936 furono gli ultimi per il barone De Coubertin, che si spense l’anno successivo, e per altri milioni di persone: la guerra era alle porte, si sarebbe tornati a parlare di sport solo 12 anni dopo. 


Il video è tratto dal film "Olimpia" di Leni Riefenstahl, la regista preferita da Hitler.

Prima guerra mondiale

Nel 1914 i rapporti tra le potenze europee erano tesi:  la Germania si impegnò a conquistare un impero coloniale in Africa e in Asia, ponendosi in conflitto con l’Inghilterra e la Francia che si sentiva minacciata anche sul suolo europeo poiché l’Impero tedesco le aveva già strappato l’Alsazia e la Lorena. Persino i rapporti tra Impero russo e Germania stavano andando deteriorando. La Gran Bretagna, invece, per timore di perdere le proprie colonie, pose fine alla sua politica isolazionistica. Nei Balcani la situazione si presentava veramente critica. Gran parte della regione era sotto il controllo dell’Impero ottomano, mentre la Bosnia-Erzegovina era sottoposta al dominio dell’Impero austriaco.    
 
 

                                                                                                                                                                                   
 
 
Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, un nazionalista serbo, Gavrilo Princip (1), uccise l’erede al trono austriaco: l’arciduca Francesco  Ferdinando. L’imperatore austriaco assunse una posizione durissima e lanciò alla Serbia  un ultimatum, con il quale chiedeva che fossero destituiti tutti i ministri e gli ufficiali dell’esercito ostili all’Impero austro-ungarico  e che la stampa cessasse qualsiasi attività di propaganda contro l’Austria. Se entro un mese queste condizioni non fossero state accettate, l’imperatore asburgico avrebbe rivendicato la morte di Francesco Ferdinando (2) con le armi. 
 
                                       
 
      Gavrilo Princip (1)                                        Francesco Ferdinando (2)
 
Il 28 luglio, allo scadere dell’ultimatum, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. Poiché la quest’ultima godeva della protezione della Russia, lo zar scese subito in campo contro l’Impero austro-ungarico. A quel punto scattò il meccanismo delle alleanze: da una parte erano schierati gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania), l’Italia pur essendo legata a loro dalla Triplice Alleanza decise di non combattere al loro fianco poiché questo accordo aveva solo valore difensivo. Accanto all’Austria si schierò anche l’Impero ottomano. Dall’altra parte vi erano la Russia, la Francia e la Gran Bretagna, legate tra loro dalla Triplice Intesa. Ad essa si unì anche il Giappone, che si affrettò a conquistare i territori tedeschi in Cina.                                                                                                                                                                        Appena iniziato il conflitto, la Germania assalì la Francia, sul fronte occidentale. L’offensiva contro lo stato francese doveva essere sferrata da nord,  passando per il Belgio, mettono così in atto il piano Schlieffen. Essa dovrebbe essere stata una “guerra lampo” (blitz kriegh), invece si trasformò in una durissima guerra di posizione. I tedeschi penetrarono velocemente nel territorio francese e giunsero fino alla Marna. A quel punto la Gran Bretagna, sentendosi minacciata dalla flotta tedesca, inviò un forte contingente in aiuto alla Francia e così entrò in guerra. La battaglia continuò fino alla resa della Germania.                                                                                                                                                            Nel frattempo l’Austria-Ungheria era impegnata nel fronte orientale e nei Balcani. Gli Imperi Centrali avevano sperato in una guerra di breve durata, invece si trovarono a combattere una guerra di posizione dove i soldati erano costretti a rimanere all’interno delle trincee*. Talvolta venivano tentati assalti frontali che finivano come delle carneficine.
 

  
Lo scoppio della guerra colse l’Italia di sorpresa. Il paese era diviso, da una parte i neutralisti (cattolici e il partito socialista) dall’altra gli interventisti (repubblicani, anarchici, sindacalisti rivoluzionari, democratici di sinistra e nazionalisti). Il 26 aprile 1915 il governo italiano firmò il Patto di Londra il quale prevedeva l’entrata in guerra dell’Italia a favore della Triplice Intesa. In cambio, in caso di vittoria, lo stato italiano ci avrebbe guadagnato il Friuli Venezia Giulia,  il Trentino, l’Istria, la Dalmazia e alcune colonie in Africa e in Asia. Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò ufficialmente in guerra.        All’inizio del 1916, gli Imperi Centrali, tentarono nuovamente un attacco contro le potenze dell’intesa. Sul fronte italiano, gli austriaci sferrarono una poderosa offensiva in Trentino, ma furono bloccati e respinti sull’alto piano di Asiago.                                                                                   Sul fronte occidentale, i tedeschi tentarono senza successo di penetrare in Francia. Nel drammatico attacco di Verdun morirono ben 7000000 soldati.                                                     

Nel 1917 la Russia si ritrovò dilaniata all’interno dallo scoppio della rivoluzione e quindi decise di non partecipare più al conflitto. Questo fatto permise all’Austria di spostare gran parte dell’esercito sul fronte italiano.  Il 24 ottobre 1917 le truppe di Cadorna furono attaccate a Caporetto e vennero costrette a ritirarsi al fiume Piave. Dopo questa dura sconfitta Cadorna venne sostituito dal generale Armando Diaz che preparò la controffensiva.
Nell’aprile del 1917 entrarono a far parte del conflitto anche gli Stati Uniti, sentendosi minacciati dalla Germania. Questo fatto cambiò le sorti della guerra. Gli Imperi Centrali tentarono una nuova offensiva sul fronte occidentale, giungendo nuovamente in prossimità della Marna. Ancora una volta, però vennero sconfitti dalla truppe francesi, aiutate da quelle americane.                          Il colpo definitivo ai due Imperi venne dal fronte italiano. Il generale Diaz, il 24 ottobre, passò alla controffensiva sulla linea del Piave, riconquistò le posizioni perdute e sfondò a Vittorio Veneto. L’esercito austriaco si disgregò completamente e non gli restò che firmare la rese il 4 novembre 1918. Questo assieme  a tanti altri fatti costrinsero Guglielmo II ad abdicare e l’11 novembre 1918 una delegazione tedesca firmò l’armistizio. 
Il 18 gennaio 1919 si aprì a Versailles la Conferenza della Pace. Ad essa vi parteciparono tutte le potenze vincitrici: Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia. Ancora una volta bisognava modificare i confini dell’Europa. Tutti si trovarono d’accordo nel fatto che la Germania fosse la vera artefice della guerra e quindi vennero prese contro di essa posizioni durissime:

-          L’Alsazia e la Lorena furono restituite alla Francia
-          La Renania  venne sottoposta per quindici anni all’occupazione delle potenze alleate
-          A est, la Germania  venne indebolita dalla costruzione del “Corridoi di Danzica”
-          Una piccola parte di essa fu ceduta al Belgio
-          Le sue colonie vennero distribuite tra Francia, Inghilterra e Russia.
L’Italia rimase delusa e ferita dai risultati ottenuti dalla Conferenza di Versailles. Secondo quanto detto nel Patto di Londra, il governo italiano era convinto di ottenere l’Istria, la Dalmazia, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino e alcune colonie africane e asiatiche. Essa, invece, ottenne solamente il Friuli e il Trentino e l’Istria. Da qui nacque l’idea di una “vittoria mutilata”.                                                                                                                                                              E con questa conferenza a Prima Guerra Mondiale.



giovedì 23 maggio 2013

America settentrionale e centrale

Orografia: 4 zone principali
-          zona occidentale: dove si trovano due catene montuose parallele al Pacifico; catena marittima e interna, che si ricongiungono nell’altopiano del Messico formando il sistema montuoso dell’America Centrale;
-          centrale: caratterizzata dalle grandi pianure centrali, è qui che si trova il tavolato dello Scudo Canadese;
-          orientale: qui si trova la catena montuosa degli Appalachi;
-          insulare: è qui che si estendono i Caraibi o Antille.

Idrografia
L’idrografia del Nord America si presenta molto ricca e dominata da due grandi bacini imbriferi: il sistema Mississippi-Missouri e il sistema Grandi Laghi-San Lorenzo. Mentre si presenta limitata in America Centrale.

Coste: 4 grandi tipologie di coste
-          coste settentrionali: (Mar Glaciale Artico) basse e frastagliate;
-          coste occidentali: (Oceano Pacifico) a Nord articolate con coste alte, frastagliate, ricche di insenature e fronteggiate da diverse isole; a Sud i litorali sono + uniformi, alti e rocciosi, privi d’insenature;
-          coste orientali: (Oceano Atlantico) a Nord frastagliate con fiordi e ampie insenature; + a Sud coste basse e sabbiose;
-          coste sud-orientali: (Mare Caraibico) molto articolate, sono le coste delle Grandi e Piccole Antille.

Clima: 5 fasce climatiche principali
-          fascia polare: nelle aree + settentrionali dell’America, temperature invernali sempre al di sotto dello zero;
-          continentale fredda: interessa i territori interni e meridionali del Canada, temperature + miti a ovest e + rigide a est;
-          continentale temperata: interessa quasi tutto il territorio degli Stati Uniti, piogge abbondanti a est e aridità maggiore a ovest;
-          sub-tropicale: zone meridionali degli Stati Uniti e costiere del Golfo del Messico;
-          tropico-equatoriale: interessa il Messico-paesi istimici e i Caraibi.

Ambienti
Il continente è composto da due masse continentali unite tra loro da un istmo centrale; appare suddiviso in tre regioni principali: America Settentrionale, Centrale e Meridionale. E’ da qui che deriva anche l’uso del plurale, si parla, infatti, di America o Americhe.



L'Italia in guerra

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l'Italia assunse una posizione di neutralità rimanendo in linea con l'articolo 7 del trattato che univa l'Italia alla Germania e all'Austria. Questo punto prevedeva la discussione preventiva dei territori da dare in compenso al termine della guerra, cosa che però non era avvenuta. Ma il problema della posizione italiana rimaneva irrisolto.
All'interno dell'Italia si erano formati due schieramenti: i neutralisti e gli interventisti. Al gruppo dei Neutralisti primi appartenevano:
•i socialisti, che ritenevano la guerra fosse voluta dalle grandi potenze europee imperialiste e capitaliste, ma il loro scieramento era isolato e la loro posizione era indebolita dalle posizioni interventiste dei socialisti europei;
•i cattolici seguivano l'orientamento dato dal pontefice che si schierò contro la guerra, anche se rimaneva ancora il contrasto tra l'obbligato neutralismo dettato Chiesa e la lealtà allo Stato di cui facevano parte;
•i giolittiani, i quali sostenevano che l'Italia non era preparata a sostenere una guerra che sarebbe durata molto tempo e richiesto numerose risorse economiche e militari. Giolitti non si limitò solamente a manifestare la sua posizione sulla situazione italiana, ma formulò un'analisi sulla situazione internazionale. Giolitti riteneva che l'Italia avrebbe potuto ottenere numerosi vantaggi senza la guerra, indicando l'opportunità di contrattare la neutralità come se fosse una vittoria. L'Austria non poteva resistere all'urto di altre diverse nazionalità, nonostante questo di dimostrava contraria a qualsiasi cessione di territori, nonostante le pressioni tedesche.
Allo schieramento degli interventisti appartenevano:

•gli "interventisti democratici" e i "socialisti riformisti": i primi erano sostenitori di una pronta cessione delle terre irredente mentre i secondi ritenevano che solo sconfiggendo gli imperi centrali si potevano sostenere le aspirazioni di indipendenza nazionale e di democrazia dell'Europa intera. Un ruolo importante fu dato dagli esponenti del sindacalismo rivoluzionario guidato da Mussolini, che criticando la posizione dei socialisti italiani credevanella prospettiva rivoluzionaria generata dalla sconfitta degli imperi centrali ;
•i nazionalisti che vedevano nella guerra la possibilità di sostenere le loro ambizioni espansionistiche
•i liberali conservatori che vedevano nella guerra la possibilità di dare al parlamento poteri straordinari tali da far finire per sempre le riforme giolittiane, inoltre e puntavano a riottenere i territori del Trentino e Trieste e di far acquistare all'Italia lo status di grande potenza.
La rottura da parte dell'Italia della Triplice Alleanza sancita nel 1915 con il Patto di Londra tra Italia, Inghilterra, Francia, Russia fu invevitabile. In caso di vittoria l'Italia avrebbe ottenuto il Trentino e Trieste, l'Istria, la Dalmazia, il porto di Valona e altri territori da stabilire.

Rimaneva il problema di convincere il parlamento di maggioranza giolittiana ad entrare in guerra. Molte furono le manifestazioni a favore ed alla fine il re e Salandra riuscirono nell'impresa attraverso uno stratagemma. Salandra finse di dare le dimissioni e al suo posto fu convocato Giolitti, che saputo parzialmente del patto di Londra, si rese conto che le sue tesi non erano più sufficiente e rifiutò l'incarico. Allora il re non accettò le dimissioni di Salandra e il governo ebbe poteri speciali. Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria entrando così nella Prima Guerra Mondiale.
Le prime battaglie in cui fu coinvolto l'esercito italiano ebbero esito disastroso: nei territori del Carso i soldati italiani subirono quattro cruente disfatte (Battaglie dell'Isonzo). Nel frattempo la Bulgaria si schierava dalla parte degli imperi centrali, aggravando la posizione russa nei Balcani ma soprattutto quella serba. L'unico presidio dell'intesa nei Balcani fu Salonicco, città greca ufficialmente neutrale ma in realtà alleata dell'Intesa.




 

I sommergibili della Grande Guerra

John P. Holland realizzo’ il primo sommergibile per la Marina Militare Britannica, gia’ nel 1902. Dopo il 1905 anche le Germania inizio’ produzione in questo senso, concretizzando le potenzialita’ belliche di questo rivoluzionario tipo di vascello. Nel 1913, i tedeschi realizzarono il primo “Unterseeboot” o “U-boot” (“nave sottomarina”) e all’inizio della Grande Guerra ne possedevano gia’ 30 unita’ pronte al combattimento. Anacronisticamente, sebbene il Regno Unito e la Francia ne possedessero, rispettivamente, 55 e 77, fu proprio la Germania a volerli subito ed esclusivamente impiegare per una caccia spietata ai navigli nemici, silurando, per quasi tutta la durata della Grande Guerra, qualsiasi natante. All’epoca infatti, un po’ come avveniva con i codici di antica reminiscenza “cavalleresca” della neonata Aeronautica Militare, anche in Marina si era soliti bloccare in mare aperto e avvertire dell’imminente siluramento gli equipaggi di ogni singola nave presa di mira da un U-Boot: solo dopo che l’equipaggio si fosse messo in salvo, utilizzando zattere e scialuppe, si sarebbero potuti lanciare i siluri! I tedeschi, non solo “dimenticarono” quasi subito questo genere di “cortesia”, ma si misero a cacciare e a colpire anche le navi di Paesi neutrali ed estranei al conflitto, per paura che trasportassero segretamente armi e materiali bellici per le forze dell’Intesa.
Anche se e’ facile intuire il perche’ di questo uso indiscriminato dei sommergibili, da parte di una Germania stretta nella morsa dell’embargo, bisogna comunque considerare si trattava di un nuovo genere di arma, non particolarmente affidabile, ne’ potente. I sommergibili della Grande Guerra infatti, erano molto fragili e potevano immergersi fino ad un massimo di 70 metri di profondita’ per poche ore.

Al contrario di quanto avviene ai giorni nostri, con sottomarini a propulsione nucleare che possono navigare immersi a grandi profondita’ addirittura per settimane o mesi interi, gli U-boot della Prima Guerra Mondiale si limitavano ad andare sott’acqua in fase di avvicinamento al nemico o per sfuggire ai cacciatorpedinieri.
Ecco dunque apparire, verso la meta’ del 1917, la famosa “tattica dei convogli” che, ideata dalla Gran Bretagna, permise di scoraggiare e rendere spesso infruttuosi e rischiosissimi gli attacchi dei sommergibili tedeschi. La dotazione offensiva degli U-Boot comprendeva tubi lanciasiluri (se ne potevano imbarcare cinque o sei al massimo), un cannone da 160mm e la possibilita’ di trasportare e sganciare mine galleggianti. L’equipaggio poteva contare tra i 20 e 40 membri, mentre la velocita’ massima in immersione non superava gli 8,5 nodi (circa 16 Km/H).
Alla fine della Grande Guerra la Gran Bretagna aveva perso 54 sommergibili, ma ne possedeva ancora 137 in servizio e 78 erano in costruzione, mentre la Germania registrava al suo attivo 192 affondamenti con oltre 4.000 vittime.
Gli U-Boot Tedeschi
U-Boot è il termine tedesco per indicare genericamente sottomarini e sommergibili. È una abbreviazione di Unterseeboot, letteralmente" nave sottomarina". Il termine è utilizzato nelle altre lingue come sinonimo dei battelli sottomarini tedeschi della Prima e Seconda Guerra Mondiale, anche se spesso si trova scritto nella forma "anglicizzata" di U-Boat.
Gli obiettivi delle campagne degli U-Boot in entrambi i conflitti furono i convogli che portavano rifornimenti dagli Stati Uniti in Europa. Il termine U-Boot, seguito da un numero, esempio U-Boot 47 indica uno specifico vascello, mentre U-Boot Tipo II una determinata classe.
Nel maggio del 1915, l'U-boot U-20 tedesco affondò il transatlantico RMS Lusitania. Delle 1.195 vittime, 123 erano civili americani, tra i quali un noto produttore teatrale e un membro della famiglia Vanderbilt.
Questo evento fece rivolgere l'opinione pubblica americana contro la Germania, e fu uno dei fattori principali dell'entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco degli alleati durante la Grande Guerra. Il 31 gennaio 1917 la Germania dichiarò che i suoi U-Boot si sarebbero impegnati in una guerra sottomarina indiscriminata.

«I sottomarini nemici devono essere chiamati "U-Boot". Il termine "sottomarino" deve essere riservato solo ai vascelli subacquei alleati. Gli U-Boot sono quei codardi furfanti che affondano le nostre navi, mentre i sottomarini sono quegli apparecchi nobili e coraggiosi che affondano le loro.»
Winston Churchill


Armi chimiche nella prima guerra mondiale

La Guerra dei Gas
La prima Guerra Mondiale fu un conflitto per molti aspetti innovativo. La prima cosa a cambiare fu la stessa concezione della guerra, intesa fino ad allora come guerra lampo, basata su pochi scontri diretti che avrebbero subito decretato il vincitore. Ma le cose non andarono come previsto. La guerra si trasformò da subito in guerra di posizione, dove gli attacchi erano davvero sporadici ma soprattutto inutili, dal momento che le truppe attaccanti erano sempre attese dalle mitragliatrici nemiche, che costituivano un muro invalicabile e trasformavano ogni attacco in una terrificante carneficina. Centinaia di vite venivano letteralmente falciate in pochi minuti.
Per uscire da questa situazione di stallo si rese indispensabile l'introduzione di una nuova e terrificante arma:i gas chimici. Non era la prima volta che tale arma veniva utilizzata. Fin dall'antichità infatti l'uomo si era servito di fuochi, fumi e vapori per difendersi dagli animali e dai nemici. Il primo attacco di gas documentato avvenne nel V secolo a.C., quando gli Spartani attaccarono Atene e lanciarono contro le mura della città tronchi imbevuti di bitume e zolfo che resero l'aria irrespirabile. Più avanti nel tempo, anche i romani fecero uso di armi chimiche, come il vetriolo verde, un potente prodotto con cui avvelenavano pozzi e riserve idriche dei nemici. Ma la più potente arma tossica-incendiaria del primo millennio dopo Cristo fu il famoso "fuoco greco", formato da una mistura di nafta, zolfo, calce viva e salnitro, usato nel 673 d.C. dai Bizantini contro gli Arabi nella guerra di Cizico nell'Asia Minore.
Altre occasioni più vicine alla Grande Guerra in cui vennero utilizzate armi chimiche furono la Guerra di Crimea e la Guerra Franco-Prussiana. Ma si può affermare che nelle varie epoche storiche, in occasione di guerre e di assedi in cui si fece uso di prodotti tossici, essi non influenzarono l'andamento delle stesse, anche perché le conoscenze di chimica rimasero scarse sino a tempi piuttosto recenti.
A partire comunque dagli ultimi decenni del 1800 e l'inizio del 1900, le condizioni generali della chimica dopo una lunga gestazione di laboratorio, erano in grado di fornire prodotti dalle straordinarie capacità indispensabili al progresso. Anche se preparate con finalità di pace, molte sostanze rivelarono proprietà tossiche ben superiori ai prodotti normalmente usati in chimica industriale o come veleni per altri scopi e finalità d'uso. Alcuni potentissimi gas, erano stati prodotti in origine per essere utilizzati in industrie tessili e farmaceutiche, ma quasi per caso vennero scoperti gli effetti devastanti che potevano avere sull'organismo umano.
Fu con queste armi subdole e ambigue che l'Europa si avviò al suo sanguinoso e drammatico appuntamento con il destino: la Grande Guerra.

Va però ricordato che già dal 1899, e poi nel 1907, era stato bandito l'utilizzo di armi chimiche dalla Convenzione Internazionale dell'Aja. Ma per i paesi impegnati nel conflitto sembrava l'unica strada per uscire dalla situazione di immobilità in cui a Guerra versava.

I primi ad utilizzare armi-chimiche furono i francese( anche se tradizionalmente si pensa siano stati i tedeschi), che già negli ultimi mesi del 1914 lanciarono alcuni proiettili caricati a gas lacrimogeni contro i tedeschi, su una parte molto limitata del fronte. I risultati furono però assai deludenti.
Ma i francesi commisero una grave imprudenza: i tedeschi infatti erano il primo produttore mondiale di prodotti chimici. La risposta non si fece attendere molto. Nel novembre 1914 e gennaio 1915 le truppe germaniche sferrarono alcuni attacchi contro gli anglo-francesi facendo uso di gas, che però a causa delle basse temperature non vaporizzarono completamente e gli effetti non si videro.

L'inizio della guerra chimica si fa però risalire al 22 aprile 1915. Per il 20 aprile i comandi tedeschi avevano preparato un attacco a sorpresa contro le truppe anglo-francesi ad Ypres, basato esclusivamente sull'utilizzo del gas, cloro in particolare. Ma le condizioni meteorologiche si fecero favorevoli solamente il 22 aprile. Alle ore 17.00 un generale inglese vide avanzare verso la propria linea una nuvola che sembrava l'onda di un maremoto, ed i propri compagni correre tenendosi le mani alla gola e con i bulbi degli occhi all'infuori. Al termine dell'attacco i gasati furono circa 15.000, dei quali più di 5.000 morirono.
Fortunatamente gli effetti dei gas furono così devastanti solo nella primissima fase del conflitto. Vennero subito introdotte efficaci protezioni come le maschere a filtro, e si passò dai 1500 gasati per tonnellata di cloro del 1915, ai soli 5 gasati del 1918.
Sul fronte italiano l'inizio della guerra chimica risale invece al 29 giugno 1916, quando gli austriaci lanciarono un attacco a sorpresa contro i nostri soldati. Gli effetti dell'attacco furono ingenti:5000morti tra le file italiane. Ma le condizioni meteorologiche mutarono presto, e gli attaccanti vennero sorpresi dallo stesso gas che avevano lanciato sul nemico, spinto indietro dai venti. Anche per gli austriaci le perdite furono sostenute.
In questa occasione inoltre si fece uso per la prima volta sul nostro fronte di un'arma primitiva e  rozza come la mazza ferrata. La usarono le truppe austriache per porre fine all'agonia dei gasati italiani. Quando mancavano le mazze regolamentari, i soldati si accontentavano di utilizzare semplicemente o la picozza che portavano sempre con sè oppure il calcio del fucile; altre volte costruivano delle mazze artigianali con quello che trovavano disponibile, come chiodi da baracca e spole di granate. Fu in particolare contro quest'arma che la nostra propaganda fece leva, per spingere l'esercito e l'opinione pubblica ad aumentare l'odio verso il nemico.




Vita in trincea

Trincee - Condizioni di vita
Sia per le sue estensioni in tutti i 5 fronti terrestri e su tutti i mari del mondo, sia per la sua lunghezza, nella società di massa che stava nascendo vi era anche “la guerra di massa”. Essa mobilitò circa 70 milioni di uomini da 19 Paesi, comprese le colonie.

Le trincee
Da rifugi provvisori a quartieri permanenti
Come già studiato, la vita dei soldati durante la guerra era quella nella più semplice posizione difensiva, la trincea. Inizialmente queste venivano considerate semplicemente un rifugio provvisorio per ripararsi dal fuoco nemico, ma con il passare del tempo, esse diventarono dei veri e propri quartieri permanenti dei reparti di prima linea. Da qui le trincee vennero fornite di baracche di legno e protette da reticolati di filo spinato e collegate da camminamenti.

L’assalto alla baionetta
La vita in trincea era noiosissima e ogni tanto i soldati venivano sorpresi solo dal fatidico grido “All’attacco!” proveniente da uno o l’altro schieramento. Qui avveniva il rito dell’assalto alla baionetta, che ogniqualvolta succedeva centinaia di vite scomparivano; venivano preceduti dal tiro di artiglieria che serviva solo a eliminare l’effetto sorpresa. Contemporaneamente la fanteria doveva avventurarsi allo scoperto fino alla trincea nemica dove, sempre se ci si arrivava, si ingaggiava un combattimento corpo a corpo con la baionetta. Così milioni di soldati morivano nel corso di 4 o 5 lunghissimi anni.

Le sofferenze della truppa
Chi viveva in trincea subiva il logoramento fisico e morale. I soldati di fanteria e gli ufficiali inferiori non ricevevano il cambio per interminabili settimane, erano esposti a tutte le intemperie del tempo, venivano trattati con arroganza dai superiori come nella vita i borghesi trattavano gli operai e i contadini, venivano puniti se per caso durante la battaglia perdevano il berretto. Inoltre gli ufficiali superiori si assegnavano da soli medaglie e medaglie senza mai andare in prima linea come avrebbero dovuto.

Il comportamento del bravo soldato
All’assalto a testa alta
Il bravo soldato, secondo i capi militari, doveva andare all’attacco in posizione eretta e a testa alta. Ripararsi dal fuoco o strisciare a terra, come viene insegnato oggi per esempio ai Marines, all’epoca era considerato un atto di vigliaccheria e si veniva processati da un tribunale militare. Il generale Cadorna su questo scrisse un libretto che le truppe dovevano conoscere a memoria.

Il problema del rancio
Cadorna sosteneva anche che i soldati dovevano cucirsi il rancio, la divisa, da sé, e i generali francesi erano d’accordo su questo. Lo stesso era per il cibo e il resto che poteva essere necessario ai soldati.
Solo il Kaiser Guglielmo II prevedeva cucine da campo mobili su carretti; l’idea gli era venuta guardando il circo Barnum, il più famoso americano, che aveva questa organizzazione.

Feriti e malati
Rimanere feriti o ammalarsi non era una bella esperienza, anche se verso la fine della guerra era la speranza di molti perché era l’unico modo per allontanarsi dalla trincea.
Chi si feriva doveva attendere la notte perché i barellieri venissero a prelevarli. Ben pochi addetti avevano il coraggio di avventurarsi nella “terra di nessuno” per il timore che qualcuno sparasse. Gli ospedali erano molto lontani. Inizialmente i malati venivano trasportati con carrette trainate da muli. Poi vennero le prime ambulanze.
Piccoli ospedali da campo vennero posti in prossimità delle prime linee; consistevano in tende divise in quattro dove i chirurghi passavano da una parte all’altra per praticare i loro interventi. Quelli tedeschi erano provvisti anche di attrezzature per le radiografie portatili.


martedì 16 aprile 2013

Australian food

Australian Food

What Do Australians Eat?


Well the food we eat in Australia has been heavily influenced by, initially our British convict beginnings, the local climate, what was, and is, available locally in terms of game and naturally grown produce and by the various waves of immigration experienced after World War 2.
The first Australian convicts ships arrived in Sydney Harbour in 1788. Until that time, the Aboriginal peoples that inhabited Australia were hunter gatherers who lived on local game, the natural produce of fruits, berries and nuts, which later became known as 'bush tucker', and the abundance of sea food available from the ocean.


When European settlement began in this country most of the food ideas were obviously derived from the British traditions brought here by those immigrant settlers.
There are many stories of the initial difficulties experienced by the early pioneers adjusting to the native fauna and harsh climate. Gradually however they began to acclimatise but still hung onto their traditional fare.
Growing up in Australia in the 1950's and 60's, my recollection of Australian food is that it was bland.

Traditional English and Irish food, lots of lamb (mostly the cheaper cuts), beef, vegetables, like potato, carrots, peas, pumpkin and beetroot with deserts such as custard with bread and butter puddings, rhubarb, dumplings smothered in treacle and rice in milk. (Yes we ate rice as a desert with sugar and milk).
It wasn't really until the late 60's and the 70's that the Australian food culture began to change.
After World War 2 Australian culture began to change when Australia embarked on a massive immigration programme and opened its doors to millions of migrants who came from all parts of the globe including Europe, Asia and the Middle East.
They brought with them their own strong and sophisticated food cultures and over the next twenty years began to influence the development of what is now the Australian cuisine.

As a kid going to school with 'new' Australians, at first we looked at their food and wondered how on earth they could eat it. Later, during lunchtimes, we found ourselves swapping our food for their food, a vegemite sandwich for salami with crusty Italian bread or a polish sausage for a cold lamb with 'Rosella' tomato sauce sandwich.


By the 70's Australia began to really embrace the changing food, now influenced by the amazing cuisines of China, India, Germany, Greece, Italy, Lebanon, Malaysia, Thailand, and Vietnam. Restaurants featuring these different foods began to pop up everywhere and they were not only popular, but also began to have a great impact on modern Australian cuisine.
At the same time, in the 70's, American 'fast food' arrived in the form of Macdonald's, Hungry Jacks (Burger King) Kentucky Fried Chicken (KFC) and Pizza Hut. There were also substantial influences and culinary trends from French, Japanese, Moroccan and Spanish cuisines.


 
Seafood has always been very popular in Australia, and as I write this personal memoir, we're approaching Christmas. It's a great time to be writing about food and in particular seafood, as it has now almost become the traditional Australian Christmas food. Lobster, prawns and bugs will grace many a Christmas dinner table this year, although there'll still be the even more traditional turkey, chicken, lamb and pork.
Now let's mention some of the more local or quirky things about Australian food.

Our climate makes BBQ's commonplace. You might even remember the big tourism advertising campaign which featured Paul Hogan as Crocodile Dundee, inviting people to visit Australia and we'd 'throw another shrimp on the barby'. Truth is we don't generally throw a shrimp (we call them prawns) on the barby. It would more likely be a sausage (or snag) or even steak.
One of the best known 'unique' foods we love in Australia is Vegemite (now owned by the American Kraft Foods). It's a black coloured spread, very salty in taste, made from brewer's yeast. We start eating it as kids and indeed Australian children are known locally as 'happy little Vegemite's'. You know you're an Aussie if you love Vegemite!
At the footy we'll eat a meat pie with tomato sauce, a sausage roll or maybe even a chicko roll. Other popular takeaway foods include fish and chips and now of course a macca's (Macdonald's hamburger).


We do eat our national symbol, the kangaroo. In fact during early European settlement, kangaroo meat became an important source of protein and in many cases the only meat available. The Aboriginal inhabitants of Australia feasted on kangaroo for centuries and it formed part of their staple diet. It is available today in various cuts and you can even buy kangaroo sausages.
Other unique or local foods include ANZAC biscuits, Lamingtons, Tim Tams, Violet Crumble, Weet-Bix, Pavlova and iced VoVo's.


You can check out our Australian Biscuits page and our Australian Desserts page for more great Aussie foods.
There's also bush tucker of course, fruits, nuts and berries gathered from local natural resources and damper, a traditional bread, prepared on the campfire by 'swaggies', drovers or outback travellers, and enjoyed with billy tea.
The wonderful thing about Australian food today is its abundance, freshness, quality and sheer variety.
We may have started out with a pretty bland, uninspiring cuisine but as time has gone on, our taste has changed and matured. Now when it comes to Australian food we've become adventurous, colourful, unique and even passionate!

Australian animals


Australian Animals 
The Unique Animals Of Australia

Some Australian animals are extremely unique and special but when you grow up here you don't realise that, of course.
Growing up in the outback around Tibooburra New South Wales we saw a lot of them but we didn't really see anything special about them.... To us they were just something we saw every day.
As kids growing up in the bush we all knew to keep away from the snakes, if you saw one... (and we often did!).... We also knew from an early age not to mess with the lizards either as one of our brothers had a lizard latch on to his finger and had a hard time getting the bugger to let go!
Our father taught us a healthy respect for all animals
There are variety of species unique to Australia ... everyone in the world knows what an Australian Kangaroo looks like, and who doesn't love the Koala? or isn't a little freaked out by the Platypus and then there's the cute little Bilby, the adorable Quokka, and, of course our Snakes and Lizards, which most Aussie's are secretly proud of.... even if they say different!
Since mankind's existence in Australia a lot of different animals have been introduced and are now roaming around feral ... animals like the Camel, the Rabbit and the hideous Cane Toad. The first introduced animal was the Dingo which has been here for thousands of years.
The European settlers deliberately released many different animals into the Australian native bush.
Other domestic animals have escaped and now have large populations roaming the Australian outback ... all of which are creating problems for our native Australian animals.
Click on each of the links below to discover more about our wonderful Australian animals
Australian Bilby

The Bilby is one of our cutest Australian animals. Bilbies used to cover about 70% of the Australian mainland but the introduction of new predators, such as feral cats and foxes, and land clearance has caused a dramatic decline in their numbers and their range.
In fact, one species, the Lesser Bilby is believed to be extinct, with the last record of it being in the 1930's, the other, the Greater Bilby, survives but remains endangered.
Camels in Australia
camel
Camels in Australia are Dromedary Camels.
Thousands of camels were imported into Australia between 1840 and 1907. Australian Camels have a wide range, from South Australia through the Northern Territory and well into Western Australia, there have also been Camels reported in Northern New South Wales and Queensland.
Australia has the worlds largest population of feral Camels and are the only feral herds of their kind in the world.
Cane Toads in Australia
cane toad
The Cane Toad was introduced into northern Queensland, Australia in 1935, to control the beetles that were destroying the sugar cane crops. About 100 Cane Toads were shipped here from Hawaii. They failed to control the cane beetles, and became and continue to be a major pest themselves. Since then, the range of Cane Toads has grown quite alarmingly through Australia's north.
Australian Crocodiles
There are two types of Australian Crocodile, the Australian Freshwater or Johnston Crocodile and the Australian Estuarine or Saltwater Crocodile.
freshwater crocodile
The Freshwater Crocodile or Johnston Crocodile is considered to be dangerous even though it is not known for attacking humans. It grows up to 3 metres long.
Read more about Australian Freshwater Crocs
salt water crocodile
The Saltwater Crocodile or Estuarine Crocodile is one of the most dangerous of all the crocodile family and the largest living reptile in the world. It grows to between 4 and 7 metres long.
Australian Dingo
Dingo
The Dingo is Australia's wild dog.
Dingoes are an introduced species - opinions on when the Dingo came to Australia vary greatly, and range from 15,000 to 2,000 years ago. Dingoes are found on the mainland of Australia but about a third of all wild Dingoes in the south east of the continent are Dingo/domestic dog crosses.
The Dingo normally weighs between 10kg and 24kg, they stand between 44cm and 63cm high to the shoulder.
 Echidna
echidna
The Short-beaked Echidna is one of the most wide spread Australian animals and is the only species of Echidna in Australia. The Short-beaked Echidna, along with the Platypus, is a member of the monotreme family (mammals that lay eggs). The echidna is shy and moves slowly and carefully, if it feels threatened or is disturbed it will dig its way into the ground leaving only its spines visible.The Short-beaked Echidna is common and widespread.
Read more about the Echidna
Grey Kangaroo
grey kangaroo
The Kangaroo is the most well known of all Australian animals. There are approximately 63 living species of Kangaroo. These include the Eastern and Western Grey, Wallabies, Wallaroos and Tree-Kangaroos. The Kangaroo is a marsupial mammal.
 
Red Kangaroo
red kangaroo
The Red Kangaroo is the largest of all the Kangaroos. The male can be 2 metres tall and weigh 90kg. They are also the largest mammal in Australia and the largest living marsupial in the world.
Tree Kangaroo
tree kangaroo
The Tree Kangaroo is a marsupial and like all marsupials, the Tree Kangaroo has a pouch. There are around 10 species of Tree Kangaroo most of which are found in New Guinea.
The two species that are found in Australia are; Lumholtz's Tree Kangaroo and Bennett's Tree Kangaroo.
The Australian Tree Kangaroos are found in rainforest areas of Queensland.
 Koala
koala
The Koala is one of the most loved of the Australian animals. Early settlers called them a Bear, and they are sometimes still referred to as the Koala Bear, although they are not a member of the Bear family. The Koala is a marsupial mammal.
Australian Lizards
lizard
Lizards of different kinds are found all over Australia but more frequently in the desert area and the tropical woodlands of northern Australia. There are more Lizards in Australia than anywhere else in the world - with over 520 species to be found in our great country.
The main family varieties are Monitor Lizards, Geckos, Dragon Lizards, Skinks and Legless Lizards - also known as Snake Lizards.
 
 
 
 
 
Numbat
numbat
The Numbat is also known as the Banded Anteater and Walpurti and is a unique looking Australian animal. Before European settlement they were found over a lot of Australia. The Numbat is a carnivorous marsupial.
Platypus
platypus
The Platypus is one of the strangest Australian animals.
It lays eggs instead of giving birth to live young. Often called the Duck Billed Platypus because of its Bill. The Platypus is one of only a few venomous mammals.
Possum
possum
The Leadbeaters Possum are very rarely seen. They are small, agile and move fast, often leaping from tree to tree. They live in small family colonies and the females are dominant. The Leadbeaters Possum is a nocturnal marsupial.
Quokka
Quokka
The Quokka is another one of our cute Australian animals. The Quokka is a small marsupial like the Tree Kangaroo or small Wallaby, but unlike other Wallabies, it has a short stiff tail and short hind feet. Its ears are more rounded than those of other Wallabies, and its skull and teeth are different.
Quokkas are found on Rottnest Island off the coast of Western Australia, where they are plentiful, they are also found in small groups on the mainland in the southwest of Western Australia.
Quoll
quoll
The Quoll or native cat is a carnivorous marsupial native to Australia and Papua New Guinea and looks a bit like a cross between a cat and a possum.
Four species of Quoll can be found in Australia: the Northern Quoll, the Spotted-tailed Quoll, the Eastern Quoll and the Western Quoll. The Spotted-tailed Quoll is the largest carnivorous marsupial found on the mainland of Australia.
Rabbits in Australia
rabbits
Rabbits in Australia started to multiply alarmingly after Thomas Austin released 24 on his property in Victoria in 1859. Within 10 years the original 24 Rabbits had increased so much that two million could be shot or trapped yearly without having any apparent effect on the population. It was the fastest recorded spread of a mammal anywhere in the world.
Today Rabbits are located in the southern and central areas of Australia, with random populations in the northern desert regions.
Australian Sea Lion
sea lion
The Australian Sea Lion inhabits the ocean around Australia, and nowhere else. Sea Lions, like Seals, are 'pinnipeds', which means 'fin foot'.
They are marine mammals, which are able to swim in extremely cold water. Along with fur-seals, sea-lions belong to the eared seal family, they are different from true seals because they have external ears, and they are more agile on the land and move through the water using their front flippers.
Great White Shark
great white shark
Great White Sharks live in coastal and offshore waters which have a water temperature of between 12 degrees and 24 degrees Celsius. In Australia they have been recorded from southern Queensland to northwestern Western Australia. The Great White Shark belongs to the group of Mackerel Shark.
Australian Snakes
snake
Snakes are found all over Australia. There are about 140 species of land snakes in Australia.
About 100 snakes in Australia are venomous, of these 12 are more likely to be life threatening if you are bitten. A venomous snake is a snake that uses modified saliva, venom, delivered through fangs in its mouth, to immobilize or kill its prey. The deadliest snakes found in Australia include Brown Snakes, Death Adders, Red-bellied Black Snakes, Taipan Snakes, Copperheads, and Tiger Snakes.
Snakes vary in size and weight, although they have the same basic body structure.
Tasmanian Devil
tasmanian devil
The Tasmanian Devil as their name suggests are now found only in the state of Tasmania. They can run up to 13 km per hour for short distances. Tasmanian Devils are the largest carnivorous marsupial in Australia.
Hairy Nosed Wombat
hairy nosed wombat
Hairy-nosed Wombats like all Wombats are not seen as often as some other Australian animals. Nicknamed the bulldozer of the bush for its burrowing. The Koala is their closest relative. The Wombat is a marsupial.